Valerio Pesenti, Tech Transfer Manager di Consorzio Intellimech e Project manager di Rete Edinnova ha le idee chiare su cosa significhi oggi, per un’azienda, “essere innovativa” e “fare innovazione”. Concetti connessi in cui un ruolo baricentrico lo rivestono le persone, indipendentemente dai ruoli. “Un’azienda innovativa – dice Pesenti – è un’organizzazione che interpreta la complessità e la dinamicità del mondo attuale non come una minaccia, ma come un’opportunità per generare valore. In questo senso, “fare innovazione” non significa semplicemente adottare tecnologie all’avanguardia, ma gestire in modo sinergico tecnologia, capitale umano e modelli organizzativi per costruire una cultura realmente aperta al cambiamento”. Cambiamento che fa delle risorse aziendali uno degli elementi propulsori. “Il ruolo delle persone – prosegue – è centrale a tutti i livelli aziendali: dalle competenze alla capacità di collaborare, dalla curiosità alla volontà di apprendere continuamente. È proprio da queste qualità che nascono nuove idee, miglioramenti e trasformazioni concrete. In tal senso risulta strategico creare un ecosistema di open innovation, capace di favorire ascolto e dialogo sia all’interno sia all’esterno dell’azienda”. Ugualmente importanti in ottica di sviluppo e crescita si confermano fattori come condivisione, contaminazione di idee e collaborazione tra attori diversi. Una sinergia valoriale dalle ricadute positive per le aziende che vogliono proiettarsi nel futuro con consapevolezza. Ne danno testimonianza anche le imprese del comparto edilizio che negli ultimi anni hanno fatto del fattore “I” (innovazione) uno strumento atto ad agevolare la propria metamorfosi.
Innovazione e comparto edilizio: un legame sempre più stretto negli ultimi anni, nonostante ci sia ancora molta strada da fare…
Negli ultimi anni l’innovazione ha iniziato a trasformare il settore edilizio e civile, introducendo tecnologie che migliorano la progettazione come la gestione del cantiere. L’impatto, tuttavia, è ancora disomogeneo e spesso limitato alle realtà più strutturate: il comparto resta infatti fortemente tradizionalista, composto prevalentemente da piccole imprese artigianali con una cultura pratica e basata sull’esperienza diretta.
Quale la sfida che le PMI si trovano a suo giudizio a dover affrontare?
Parlerei non di una, ma di più sfide. La principale, però, non riguarda solo l’introduzione di nuove tecnologie, ma la trasformazione culturale: serve cambiare mindset, favorire apertura all’innovazione e superare resistenze consolidate. In questo senso è fondamentale che PMI virtuose e sensibili all’innovazione, come ad esempio Sangalli Spa, diventino punti di riferimento per la filiera, promuovendo momenti di condivisione e contaminazione e dimostrando che innovare è possibile anche senza budget milionari. È altrettanto importante mostrare che le tecnologie non sono “mostri” che minacciano il lavoro tradizionale, ma strumenti accessibili, utili e semplici che possono alleggerire le attività quotidiane e migliorare la qualità del lavoro stesso.
A suo avviso quali sono i passi che le PMI dovrebbero compiere per raggiungere questo obiettivo?
Credo si debba in primis ragionare per priorità. Nel breve e medio periodo ritengo che sia determinante per le PMI investire nella formazione delle persone, affinché il capitale umano acquisisca familiarità con gli strumenti digitali e superi la diffidenza verso il cambiamento. Solo attraverso un vero cambio culturale l’innovazione può diventare parte integrante dei processi aziendali, anche in contesti caratterizzati da risorse limitate.
Sempre in ottica di cambiamento, quanto è importante la creazione di un network fatto di realtà pronte a “mettere in comune” conoscenze, competenze ed esperienze?
E’ determinante. Aprirsi alla collaborazione con altre imprese, fornitori e realtà innovative della filiera, favorendo la condivisione di esperienze genera quella contaminazione positiva che accelera il percorso di trasformazione. Su queste basi è possibile concentrarsi su interventi semplici ma concreti, come l’adozione di tecnologie accessibili, il miglioramento dell’organizzazione del lavoro e la standardizzazione dei processi operativi.
Come agire concretamente per sviluppare in modo efficace questi progetti?
Essenziale è fare sistema sul territorio e creare massa critica all’interno del tessuto imprenditoriale: innovare da soli è complesso, costoso e poco sostenibile. Collaborando con altre imprese, con centri di ricerca e con gli attori della filiera, le PMI possono condividere costi, ridurre rischi e accedere a competenze e tecnologie che, individualmente, sarebbero difficili da ottenere.
“Fare sistema sul territorio” è una delle linee guida anche di Edinnova, rete d’imprese che ha l’obiettivo di facilitare l’adozione dell’innovazione nel settore edile e civile, di cui Sangalli spa è tra le aziende fondatrici…
Edinnova rappresenta un’iniziativa virtuosa di open innovation, fondata sulla collaborazione tra imprese, fornitori e realtà innovative della filiera. La rete promuove la condivisione di esperienze e la contaminazione di competenze sul territorio, creando un ecosistema favorevole alla diffusione di pratiche e tecnologie innovative. Proprio in questo contesto sono entrato in contatto con Sangalli spa, azienda che dell’innovazione ha fatto una delle sue chiavi di volta…
Rispetto al suo punto di vista, come definirebbe l’approccio di Sangalli spa nei confronti dell’innovazione?
Ciò che colpisce maggiormente di Sangalli spa non è un singolo progetto, ma l’approccio complessivo dell’azienda, che incarna pienamente la mia visione di impresa innovativa: Sangalli dimostra infatti un mindset autenticamente proattivo verso l’innovazione e una costante apertura al cambiamento.
Questo approccio le consente di cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e di trasformarle in valore concreto per l’organizzazione.
In cosa si codifica a suo avviso questa sua attitudine?
Sicuramente nella forte attenzione alla formazione degli operatori, considerati una componente attiva del processo innovativo: l’azienda riconosce infatti il ruolo centrale delle persone e le coinvolge direttamente nel miglioramento delle attività operative e nell’ottimizzazione dei processi interni. Un esempio significativo di questo approccio è il progetto che abbiamo sviluppato insieme sull’utilizzo delle tecnologie immersive per supportare la manutenzione dell’impianto di lavorazione del cemento. Si tratta di un caso particolarmente virtuoso, perché ha previsto il coinvolgimento diretto degli operatori nella formalizzazione delle conoscenze e nella definizione dell’applicativo, valorizzando la loro esperienza pratica.
C’è qualche altra “attitudine” dell’azienda che ritiene particolarmente efficace ai fini del suo sviluppo?
Sangalli spa mostra anche una forte consapevolezza del valore della collaborazione con altre imprese, fornitori e realtà innovative della filiera, per contribuire alla crescita del territorio in chiave innovativa. Oltre alla partecipazione alla rete Edinnova, è significativa la presenza attiva nel Consorzio Intellimech, che funge da ponte tra ricerca accademica e industria e promuove progetti collaborativi di ricerca applicata. La partecipazione a iniziative di open innovation consente all’azienda di mantenere un monitoraggio costante dei principali trend tecnologici, rafforzando ulteriormente la propria capacità di innovare.
Sangalli spa è tra le aziende fondatrici di Edinnova: quale dal suo punto di vista l’importanza di questa Rete?
L’avvio di progetti di ricerca e innovazione rappresenta per le piccole e medie imprese italiane un’opportunità strategica per aumentare la competitività, sviluppare nuove competenze e accedere a tecnologie avanzate. Tuttavia, la limitata disponibilità di risorse economiche, umane e infrastrutturali rende spesso complesso, per le singole aziende, dialogare efficacemente con il mondo accademico e avviare iniziative di innovazione strutturate. In questo contesto, “fare sistema” e creare massa critica diventa un fattore decisivo. Operare in rete permette alle imprese di condividere rischi e investimenti, valorizzare competenze complementari e presentarsi ad atenei e centri di ricerca come partner solidi, credibili e capaci di affrontare progetti complessi.
Altri plus della costituzione di realtà come Edinnova e Consorzio Intellimech?
Questi ecosistemi collaborativi hanno molti meriti tra cui favorire la circolazione delle conoscenze e delle buone pratiche, accelerando i processi di trasferimento tecnologico e facilitando l’adozione di soluzioni ad alto contenuto innovativo.